Pandoro storia e tradizione

Pandoro, storia e tradizione

Panettone o Pandoro? Oppure panettone sì, ma senza canditi e uvetta. E il pandoro meglio quello classico, quello ripieno, quello glassato con crema o cioccolato? A ogni Natale, si ripropongono queste domande. O meglio, si propongono da un po’ di anni a questa parte, perché fino a non molto tempo fa non esistevano queste infinite variazioni sui tradizionali dolci delle feste. Va benissimo così, intendiamoci, maggiore varietà vuol dire maggiore scelta, e forse anche maggiore possibilità di soddisfare i gusti di ognuno. Ma il pandoro, quello classico, quando e come è nato?

 

Il Pandoro e Verona

Se il panettone è legato a Milano, il Pandoro è indubbiamente di origine veronese. Abbiamo anche una data di nascita precisa: 14 ottobre 1894, brevettato da Domenico Melegatti, proprio quello dell’azienda ancora oggi molto florida.

Comincia così la storia ufficiale del Pandoro, preceduto com’è giusto da una pubblicità apparsa sul giornale veronese L’Arena più di sei mesi prima, a marzo, in cui il pasticcere annunciava all’affezionata clientela che per le feste di Natale quell’anno sarebbe arrivato un nuovo dolce, dal nome provvisorio Il Pand’Oro, nome che poi venne trasformato semplicemente in Pandoro.

Una strategia pubblicitaria ottima, che oggi è abbastanza comune ma che all’epoca, specie in Italia, era davvero una novità. Non solo, Melegatti inventò anche lo stampo per la forma a stella, quella che tutti conosciamo, e si dice che quando venne fuori il prototipo dallo stampo, un garzone esclamò l’è proprio un pan de oro.

Con ogni probabilità, questa è davvero una leggenda, come le molte che ruotano intorno al nome del Panettone ma, data l’abilità non solo come pasticcere ma anche come pubblicitario di Domenico Melegatti, chissà che anche questa leggenda non l’abbia messa in giro lui.

In ogni modo, il Pandoro originale era del tutto simile a quello di oggi, soltanto un po’ più basso e un po’ più largo.

 

Le origini popolari del Pandoro

Ma, si sa, quasi mai in cucina s’inventa qualcosa da zero, perché nella storia dell’umanità l’arte culinaria è sempre stata molto viva, sia a livello popolare che a livello dei cuochi rinomati delle casate nobiliari o regnanti. E anche il Pandoro ha degli antenati; antenati che furono tranquillamente ammessi dall’inventore stesso, che dimostrò quindi di non volersi attribuire che i meriti che effettivamente aveva, e non altri.

 

In questo caso, sembra che le origini siano molto lontane e che le radici affondino addirittura nell’Antica Roma. Lo storico e naturalista Plinio il Vecchio parla infatti di un dolce fatto di farina, burro e olio. Altri parlano invece di origini veneziane, citando il pan de oro dei nobili medievali. Ma gli ingredienti sono semplici, chissà quante variazioni nel corso della storia.

Quello che più conta è che Domenico Melegatti s’ispirò al Nadalin  (Natalino) un dolce veronese un po’ meno burroso, più solido e di forma differente risalente almeno al 1200. Ancora oggi, nelle pasticcerie veronesi, durante le feste di Natale compaiono in vetrina tutti e due i dolci, l’antenato e, diciamo così, il nipote moderno. E, diciamocelo, indipendentemente dalle origini, il Pandoro rimarrà sempre una delle eccellenze della cucina dolciaria italiana.

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